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Vacanze avventurose

Meno male che tra un po’ si torna in città.

Pubblicato in Satira il 03/09/2017 da Antonio Stornaiolo

“E tu, niente vacanza?”. Nemmeno il tempo di rispondere che già l’interlocutore si allontana frettolosamente. La sua è stata solo una domanda di circostanza; così, giusto per darti un contentino, per non lasciarti lì come un cetriolo dopo averti raccontato per un quarto d’ora della sua appena terminata. Una vacanza avventurosa: in otto su una barca a vela tra i pertugi più nascosti dell’arcipelago greco. “E’ stato bellissimo. Pensa che quando a qualcuno gli scappava, tutti a gridare -Uomo in bagno, uomo in bagno- così nessuno si tuffava e chi era già in acqua calcolava le correnti, perché su quelle barche lo scarico finisce direttamente a mare… moh, che spasso!”. Alla faccia dello svago, penso tu. Sai che divertimento ad evitare l’altrui deiezione! 

Che poi raccontarle le vacanze oltre che triste è anche molto impegnativo. Dare il senso di un luogo non è facile. Come si fa ad evocare l’incanto della tundra, il fascino selvaggio della savana, l’afa soffocante del mini appartamento che hai preso in fitto in quel residence sulla costa? Già, i mini appartamenti. Moderni strumenti di tortura per l’homo consumisticus. Se non sono dotati di aria condizionata infatti, è come soggiornare in un forno a microonde. La mattina, prima di uscire, suona il campanello: driiin! E’ l’avviso che sei cotto alla perfezione. E poi facci caso: più l’appartamento è piccolo e fa caldo e più tua moglie si diletta ad usare la cucina. Cotolette, timballi, lasagne, bombe caloriche preparate per pranzo e che pesano sulla digestione come macigni, costringendoti a fare il bagno non prima delle sette di sera. Manco i denti ti puoi lavare, altrimenti rischi la congestione. “Gaccia ad’avè…”. Ah, la moglie, naturale capro espiatorio di tutto ciò che non funziona in una vacanza. 
Un’altra piaga dei bungalow sono i muri, troppo sottili. Si sente tutto. E’ buona norma dunque, per non sputtanarsi con i vicini, comunicare a monosillabi, evitando di parlare di vicende personali e soprattutto –se proprio non si può fare a meno di litigare- andando al parcheggio e sgolandosi in macchina con i finestrini chiusi, che in casa sarebbe come farlo in televisione dalla De Filippi. Per flati e affini invece, l’unico rimedio è la doccia. Lo scroscio dell’acqua ed il suo sciabordio sulle anguste pareti della cabina, sono ad oggi l’unico deterrente acustico capace di coprire i rumori del tuo apparato digerente. Si narra di poveri cristi affetti da aerofagia costretti alla doccia alle tre di notte. “Ma guarda come sono puliti quelli di accanto, hanno davvero la fissa dell’igiene…”. Sapiss’! 
Ma va bene comunque, tanto è solo un punto d’appoggio. La vera vita è fuori, all’aria aperta, con quei simpaticoni dell’animazione del villaggio. Cominciano a lesionarti il cervello di prima mattina con il risveglio muscolare. “Allora? Si sveglia con noi?”. Impossibile, perché dall’età dello sviluppo l’unico risveglio muscolare che conosci è il famoso alza bandiera improponibile di fronte a tutti, perciò declini l’invito dicendo che sarà per un’altra volta. Ma i buontemponi non si danno per vinti, ed a metà mattinata tornano con un sorriso a proporti l’acquagym, un modo come un altro –lo dice la parola stessa- per fare sport in acqua. Questa attività ricreativa tra tutte è la più patetica. Prova ad immaginare: da una parte il gagliardo animatore a dare ordini e dall’altra una massa di damigiane flaccide e imbolsite ad imitare i passi. Rottami umani in evidente decadenza che non hanno alcuna speranza di tonificarsi, manco se continuano a muoversi ininterrottamente per tutto il resto della loro vita. Che coraggio! Ma non si sentono ridicoli a sbagliare ogni passo e ad andare perennemente fuori tempo? Fai bene tu a preferire la sdraio. Conosci i tuoi limiti. Non per dire, ma l’unica parte che salveresti del tuo fisico è il piede destro. Tutto qui. Il piede destro. Il resto lo daresti in pasto ai pirana o ai chirurghi plastici, che poi è la stessa cosa. 
Oggi poi, di fare il bagno proprio non se ne parla: mare mosso. Sulla spiaggia sventola la bandiera rossa. Magra consolazione per i pochi compagni rimasti duri e puri che in costume e canotta guardano il vessillo con malcelata nostalgia. Dopo aver glissato l’ennesimo invito a partecipare all’immarcescibile gioco aperitivo, non ti resta che origliare i discorsi dei vicini di ombrellone. Toh, guarda, c’è tua moglie con loro, chissà cosa starà dicendo. “Signora, cosa vuole che le dica, mio marito da quando siamo qui mangia e dorme, mangia e dorme e nulla più. Dice che solo così si rilassa. Per me è anche fin troppo rilassato. Ormai… siamo come… fratello e sorella. Non mi tocca più manco per sbaglio. L’ultima volta che lo ha fatto è stato al matrimonio della nostra seconda figlia, tre anni e mezzo fa, e solo perché era ubriaco. Pensi che mentre mi palpava diceva: -Presto, facciamo presto… che se ci vede mia moglie siamo fregati…- eppoi da quando siamo qui rompe lui e l’afa. Dice che il residence è troppo caldo… Ah, stì mariti, chi li deve sopportare…”. Ti cali il cappellino sugli occhi e fai finta che non è a te. Meno male che tra un po’ si torna in città.



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