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No al referendum perché peggiora la Costituzione

Il punto dell'avv. Antonio Pinto: 'Votiamo per decidere se vogliamo più o meno sovranità popolare'

Pubblicato in Politica il 23/11/2016 da Avv. Antonio Pinto

Il cambiare non è automaticamente un fatto positivo. Quando dico a mio figlio piccolo, ai primi di settembre, che deve abbandonare il pallone arancione e cambiare il suo orario perché arriva la scuola, lui intuisce subito che la storia del cambiamento è una fregatura. Da un’analisi tecnica della riforma mi paiono oggettivi i seguenti punti:

1)      E’ pacifico che in Italia siamo in testa a tutte le classifiche per numero e quantità di leggi emanate. La riforma delle pensioni Fornero (cambiamento – in peggio - del sistema pensionistico), il jobs act (cambiamento - in peggio - delle tutele sul lavoro), la legge che consente alle banche di acquisire direttamente la proprietà dell’immobile, in caso di inadempimento nei pagamenti del mutuo o che blocca il diritto di recesso ai piccoli azionisti dopo una trasformazione di una banca (cambiamento – in peggio – di norme bancarie), sono state approvate in qualche settimana. Pertanto, il vero problema non è la velocità, ma la qualità e gli interessi che si tutelano, con le leggi che si scrivono. Peraltro, ho contato che, in almeno sei tipi di procedimento di formazione della legge, il doppio passaggio rimane.

2)      La riforma, quasi di nascosto, aggiunge che saremo obbligati a sottostare alle normative dell’Europa (e ai Trattati), quelle non votate da noi italiani e che ci hanno imposto, ad esempio, la vergogna del bail in, secondo cui, le banche che hanno fatto operazioni finanziarie pessime, possono scaricare i loro affari sporchi sui piccoli azionisti, obbligazionisti, correntisti (oltre i 100.000 euro), dipendenti da licenziare. Se passa la riforma, non potremo più invocare l’incostituzionalità di norme europee, perché il vincolo europeo viene …..costituzionalizzato espressamente!

3)      La riforma accentra gran parte dei poteri a favore dei capi di partito, perché il Parlamento avrà un Senato eletto al 100% dai partiti e la Camera sarà eletta con una legge elettorale che, per come è scritta ora, fa decidere ai capi dei partiti i capilista (ma in verità anche sui secondi posti potranno giostrare) e quindi fa “nominare” almeno il 60% degli onorevoli. Inoltre, svilendo altri poteri dello Stato (Parlamento di nominati, Regioni svuotate), rafforza indirettamente il Governo. 

4)      Le firme necessarie per indire il referendum passano dalle attuali 500.000 a 800.000 e le firme per proporre una legge di iniziativa popolare dalle attuali 50.000 a 150.000.

5)      La riforma cancella la legislazione regionale concorrente e riassegna allo Stato quasi tutte le materie su cui oggi legifera la Regione. Lo Stato si vede riconosciute, come legislazione in via esclusiva, quasi 50 materie. Riforma quindi che azzera il decentramento. Ma non solo. Viene introdotto la clausola c.d. di “supremazia”. Si prevede, infatti, che lo Stato possa intervenire anche nelle poche materie affidate alla legislazione esclusiva regionale, quando lo richieda la “tutela giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. Su proposta del Governo, il Parlamento deve legiferare invadendo anche le poche  competenze regionali esclusive, in base a valutazioni che sono volutamente generiche. Quindi, lo Stato potrebbe invadere, anche sistematicamente, le competenze regionali degradando la funzione regionale a mera funzione amministrativa. Lo Stato potrebbe avocare a sè, in nome di un generico e indeterminato “interesse nazionale”, pressoché tutte le decisioni. E’ ovvio che i territori, (con le loro istanze, pressioni democratiche, controlli, relazioni, dipendenti regionali), varranno molto meno, perché tutto sarà deciso nelle stanze dei Ministeri di Roma. 

6)      La riduzione dei costi secondo la Ragioneria Generale dello Stato sarebbe di circa 55 milioni di euro, di per sè già irrisoria, specie se la devo barattare con la perdita del diritto di eleggere direttamente il Senato. Peraltro, basterà che il nuovo Senato si faccia una delle tante leggine per attribuirsi qualche nuova indennità ed anche quella presunta riduzione sparirà.

7)      L’ultima notazione non è tecnica: quando guardate i vip sostenitori del si o del no, non guardate ai politici, attori, cantanti, giornalisti, ma guardate ai nomi di chi occupa posizioni di potere vero nell’economia e nella finanza: quei nomi (ad es. il Ministro dell’Economia tedesco Schauble, Marchionne, le banche d’affari, ora addirittura anche l’A.D. di Monte Paschi di Siena!)  sono tutti per il Si. Tanto conferma che si tratta di un cambiamento strumentale ad introdurre un neoliberismo che vuole mani libere, e per cui la democrazia è solo un fastidio, un intralcio, una perdita di tempo.  

Pertanto, è chiaro che non si vota per decidere il destino di qualche capo partito, ma per decidere se in futuro vogliamo conservare più o meno sovranità popolare.



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