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Il nostro specchio fatato

Un pensiero spettinato di Margherita De Napoli

Pubblicato in Pensieri Spettinati il 24/12/2016 da Margherita De Napoli
Margherita De Napoli, Scrittrice e Autrice

“Tutti vorrebbero vivere a lungo,

ma a nessuno piace essere vecchio.”

Jonathan Swift

 


Possiamo sorridere dell’ironica frase di Swift, ma l’autore inglese ci porta nel cuore della contraddizione.

Siamo una società che cerca di combattere con ogni mezzo lo scorrere del tempo, vorremmo trovare una formula magica capace di protrarre la nostra vita all’infinito senza renderci conto che così alimentiamo solo il malcontento.

“Chi è la più bella del reame?” chiedeva al suo specchio Brunilde, la regina cattiva di Biancaneve.

Oggi il nostro “specchio” fatato è la televisione, paradossalmente è lei che c’interroga, è lei che ci chiede -in un continuo confronto con i modelli  proposti- se siamo all’altezza degli ideali pubblicizzati.

Non hai capelli con il colore “multisfaccettato”? Per questo ti senti trasparente. Non hai denti abbaglianti? Ecco perché ti senti invisibile. Non usi la crema anticellulite? Per questo il tuo gluteo è “depresso”.

Non usi il gel anti-buccia d’arancia? Non avrai mai la pelle liscia e carezzevole come seta.

E’ una lotta perenne all’ultimo inestetismo.

Siamo sull’orlo di una crisi di nervi, inseguendo una “vita patinata” si finisce nel tunnel dell’insoddisfazione, vittime di un senso d’inadeguatezza che fa bene solo a chi deve fornire “stampelle” per puntellare le insicurezze, il disagio fa spendere. Tutto l’arsenale dei prodotti anti-age pubblicizzato serve a placare per un momento la frustrazione indotta proprio attraverso il martellamento di spot.

Uno studio condotto da un team di psicologi ha evidenziato che la Tv è ansiogena e la sua “isteria”(litigi, risse verbali, allarmismi) genererebbe stati di stress.

Pare anzi che i picchi d’ansia servano a tener calamitata l’attenzione dei telespettatori. Le scorie emotive tossiche inquinano l’habitat psichico creando disturbi e malessere, ma è un “effetto collaterale” su cui si evita di dirigere lo sguardo. I risultati di questa ricerca inducono a riflettere.

“La gente felice non consuma”, dovremmo ricordarlo più spesso noi consumatori: l’infelicità aiuta a vendere.

Siamo passati in pochi anni da una visione della vita come valle di lacrime ad una che la vede come valle di Bengodi, da una filosofia dell’impegno e del sacrificio ad una del disimpegno e del divertimento.

Ma l’esistenza ha le sue dosi d’asprezza e di lacrime che non possiamo rimuovere indossando sorrisi trecentosessantacinque giorni all’anno. Sul calendario si alternano giornate serene a giornate malinconiche, cancellare la sofferenza è una pretesa irragionevole esattamente come pretendere di cancellare le stagioni della vita con una seduta da un chirurgo plastico. Come non possiamo anestetizzare il dolore, così non possiamo “stirare” la pelle sperando di sconfiggere -per sempre- la nostra natura mortale.

Le illusioni sono una “droga” che alimenta la vanità, negli scaffali degli ipermercati, insieme alle seducenti merci, crediamo di conquistare uno scampolo di gioia e se in un lampo percepiamo il gusto dell’inganno è già pronta una nuova merce a farci l’occhiolino per allettarci.

Dovremmo allarmarci quando leggiamo che alcune adolescenti, come regalo di diploma, chiedono un intervento chirurgico per rimodellare il proprio corpo…forse qualcuna lo chiederà a Babbo Natale come dono.

Le inquietudini adolescenziali sono un terreno fertile su cui il Mercato sta investendo per impiantare ossessioni. Persino i bambini diventano un appetibile target, il business ignora l’etica.

La solitudine è lo spettro più frequentemente agitato per impaurire e far correre all’acquisto.

Se non sei come gli altri, se non indossi capi “trendy” rischi di non essere accettato dai coetanei spesso trancianti e selettivi nei loro giudizi. E sappiamo quanto l’etichetta di “diverso” sia terrorizzante per un giovane che si affaccia al mondo.

Ogni tanto per curiosità guardo gli spot che si rivolgono ai ragazzini e lì che si coglie lo spirito del tempo.

La cultura del look impera e loro ne sono investiti in pieno. Le parole più usate nei “consigli per gli acquisti” per teenager sono: “fashion” “glamour” “cool”, suoni che indicano la stella polare verso cui vengono orientate le donne di domani…è ingenuo stupirsi quando alla domanda “cosa vuoi fare da grande” la maggioranza risponde di aspirare ad un ruolo da velina.

Qualcuno ha detto che per le donne occidentali il “burka” è la taglia 42, anche nel liberale Ovest la femminilità viene ingabbiata in una rete invisibile d’ingiunzioni. Quanto costi adeguarsi a tali diktat estetici non viene detto. Sappiamo che ogni tanto deflagrano emergenze che testimoniano un malessere serpeggiante. Uomini e donne schiavi dell’immagine dalla culla fino all’ultimo respiro…e se trovassimo un elisir di lunga vita?

A quel punto, forse, l’immortalità ci sembrerà una condanna.

 

Un inquietante video di qualche anno fa ancora attualissimo:

https://m.youtube.com/watch?v=Qz6WnmeKbM0



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