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Pensando alla Giornata Mondiale della Gentilezza

Si è celebrata lo scorso 13 novembre

Pubblicato in Pensieri Spettinati il 09/12/2014 da Margherita De Napoli
Il 13 novembre abbiamo celebrato la Giornata mondiale della Gentilezza, un giorno in cui si viene sollecitati ad essere gentili. Ma poi cosa resta delle buone intenzioni concentrate in 24 ore? Nei fatti, la gentilezza passa per dabbenaggine, mentre la maleducazione è vincente.
A volte ho persino la sensazione che l'educazione metta a disagio. Un ‘grazie’, un ‘prego’, un gesto garbato fanno stupire, anzi addirittura in qualche caso si viene aggrediti con maggior virulenza quasi la cortesia fosse paradossalmente un’offesa.
Mi chiedo: cosa rende tanto scorbutici? Forse siamo repressi, sotto pressione, solo così mi spiego quell'esser pronti ad irritarsi, ad imbufalirsi. Ci teniamo però alla facciata da società civile e quindi dobbiamo indossare una maschera, ed è uno stress tenere costantemente sotto controllo il lato in ombra.
Dietro l'ipocrisia covano i sentimenti negativi, nasconderli sotto il tappeto -come fossero polvere- provoca quella tensione che, trattenuta, alla minima scossa esplode. Non avete notato quanta permalosità? L'homo permalosus è figlio della società dell'immagine che ci porta a mostrare un'apparenza perfetta in cui dev'essere messo in scena il lato smagliante mentre quello smagliato si deve celare. Una simile società può mai partorire donne e uomini sereni?
E' inevitabile che i sorrisi diminuiscano e i grugniti aumentino.
E c'è anche una relazione tra gentilezza e sensibilità, la Cenerentola dei nostri tempi.
Se l'intelligenza non le si affianca, se a riscaldarla non c'è l'empatia, questa partorisce individui senza calore umano. Nella nostra società in che conto è tenuta l'affettività rispetto all'intelligenza? Pochi sono i genitori che elogiano la sensibilità di un figlio.
Essere sensibili è quasi un 'handicap', ed infatti nelle scuole i più tartassati dai compagni-bulli sono proprio i bambini portatori sani di cuore.
Le persone gentili vengono derise, è di moda il cinismo light. Ormai i 'barbari' sono in libera uscita, niente più freni religiosi né remore etiche possono frenare l'ingordigia, la fame di emozioni. Siamo una società emotiva, l'emozione ci sfiora la pelle e non lascia traccia, non mette radici, non diventa affetto, sentimento.
La mala-vita che abbiamo non è causata dallo spegnersi del lume dell'intelletto, non è il sonno della ragione a generare mostri, ma un deficit di anima.


Gino Paoli ci regala "Un sorriso gratis"

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