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E se le penne ci lasciassero le penne?

Un pensiero spettinato di Margherita De Napoli

Pubblicato in Pensieri Spettinati il 07/08/2017 da Margherita De Napoli
Margherita De Napoli, Scrittrice e Autrice

E se presto le penne ci lasciassero le penne? Non è solo un gioco di parole, può essere qualcosa che accadrà in futuro. Le biro nei prossimi anni scompariranno ed entreranno a far parte di quegli oggetti del passato cancellati dalle nuove tecnologie. Insieme alle penne diremo addio anche alla scrittura a mano, alla grafia in corsivo.

Il corsivo? “Lasciamolo morire in pace, tanto è già defunto”, cosi, afferma, drasticamente un professore universitario californiano. A dargli ragione i 45 Stati americani in cui non è più obbligatorio insegnare a scrivere impugnando una penna. Ce ne accorgiamo anche noi che smartphone e tablet sono compagni inseparabili dei giovanissimi. E per i più piccini, in USA è in commercio, incredibile ma vero, iPotty, un vasino con tablet. Benché i pediatri raccomandino di non far usare pc o simili prima dei due anni, la fantasia tecnologica va a briglie sciolte e arriva a concepire questa precocissima forma d’intrattenimento digitale infantile. Forse il bimbo andrà felice fino al vasino con iPad incorporato per godersi il suo cartone animato preferito e farà meno capricci. Non ci dovremo meravigliare di nulla nei prossimi anni, anche se queste ci paiono davvero bizzarre cose dell’altro mondo. E per vedere che mondo farà basta dare un’occhiata alle invenzioni presentate durante l’esposizione mondiale di elettronica e tecnologia di Las Vegas i primi di gennaio. Avrà ragione allora chi dice che l’uso del corsivo nel 21esimo secolo è destinato a tramontare e con esso lo strumento principe per scrivere, la biro? Noi che apparteniamo al secolo e al millennio scorso sentiamo come i pensieri diventano inchiostro scivolando dal cervello lungo il braccio per poi, attraversando le dita, diventare parole su un foglio. Ma per i cosiddetti “nativi digitali”, i nati dopo il 2000 è quasi un oggetto da mettere in cantina, inutile come imparare il corsivo. Eppure, secondo alcuni studiosi scrivere rinforza la mano, per altri è anche “un’attività che va ad allargare l’area del pensiero, che ne trae così enorme beneficio” e per la pediatra Sandy Schefkind "aiuta i bambini a perfezionare le loro capacità motorie. La chiave è la destrezza, la fluidità, la capacità di dosare la pressione della penna sul foglio”.

Ma se questa ha i giorni contati sappiamo quando nacque? E’ curiosa la sua storia. Fu brevettata nel 1943 dal cronista ungherese László József Bíró. Lo scrittore Italo Calvino  'battezzò' la penna a sfera, biro. L’inventore morì poverissimo nonostante la sua brillante idea abbia rivoluzionato il nostro modo di comunicare, per fortuna lo ricordano in Argentina dove il “giorno degli inventori” si celebra nella giornata del suo compleanno. Si narra che intuì il meccanismo alla base del funzionamento della penna a sfera osservando alcuni bambini che giocavano a biglie sulla strada. L’idea fu perfezionata prima di entrare in commercio e fece la fortuna del barone italo-francese Marcel Bich (di qui il famoso nome bic) a cui Birò cedette il brevetto: l’inventore della penna a sfera non aveva il pallino del business.

Sapete per quanto può scrivere una penna? L’esperimento è su Youtube: “Cuánto escribe un bolígrafo”.

La 'touch generation' la generazione abituata ai dispositivi mobili per telefonare non sa quanti scarabocchi hanno fatto i loro genitori durante le chiacchierate accanto al telefono fisso, altro vecchio arnese per i giovanissimi, per loro è tutto mobile (pronunciamobàil).

In USA ci sono addirittura corsi di scrittura alla tastiera del pc perché i ragazzi usano i pollici per digitare e c'è il rischio che si 'disabilitino' le altre dita. Un libro dello scrittore francese M. Serres s’intitola, non a caso, “Petite Poucette” (Pollicina) perché allude proprio ai pollici con cui si scrive sfiorando leggeri i tasti degli smartphone.

In Giappone si gareggia persino per eleggere il «Re pollice», «Oyayubi Kingu».

E’ inutile nascondercelo, i “prolungamenti tecnologici”, le nostre protesi hi-tech, determineranno una mutazione antropologica, il cyborg, l’uomo-macchina, dalle pagine di fantascienza scenderà nella quotidianità. Potremo avere cellulari ‘super-intelligenti’, i futurologi già ipotizzano impianti sotto-pelle, ma il filosofo Bergson diceva: “La comunicazione avviene quando oltre al messaggio passa anche un supplemento d'anima”, senza, vince l’incomunicabilità.

 

 

Quanti metri può scrivere una biro? Seguendo l’esperimento lo saprete!

https://m.youtube.com/watch?v=G0w5eAKYjPI

 



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