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'Ritorno a Parigi'

Un estratto del racconto di Daniela Baldassarra

Pubblicato in Narrativa il 22/10/2015 da Daniela Baldassarra
Daniela Baldassarra, autrice e attrice
(…) Solo un'unica volta, in questa mia vita così schematizzata, ho voluto giocare d'azzardo. Per amore. Pensai: punto tutto quello che ho…o vado in bancarotta, o sbanco!
E ho perso.
E che cazzo, per una volta che il mio sbilenco coraggio ha chiuso gli occhi, si è lanciato e inaspettatamente ha sbaragliato la paura, è arrivato il NO dell'amore.
Per fortuna so piangere...è così che si risponde ai NO della vita.
I fottuti NO si sciolgono, lentamente, con le lacrime, con quelle che si credono amare e poi, una volta arrivate sulle labbra, si scoprono salate. Perché è nel nostro pianto d'amore che c'è il sale della vita.
Che strano, mi sono sempre difesa da tutto, ma non ho voluto difendermi da te. Tanto, ne ero certa, non mi avresti fatto del male.
L'illusione è davvero il nostro paradiso... finché c'è, siamo al sicuro dalla verità.

E' facile trattare male chi ci ama, vero? Ed è facile pensare di non aver bisogno di quelle persone, perché i piccoli uomini sono succubi della stupida ricerca dell'impossibile, dell'inarrivabile, e l'amore di chi è disposto ad amarli è noioso, banale, è senza magia. Tu sapevi quello che io volevo, ed era proprio ciò che non ti andava di darmi, e il mio amore era nel non rendermi conto della tua lontananza e del tuo cinismo. Non capisco che gusto ci sia a giocare con i sentimenti altrui, ma credo sia il gioco delle persone spaventate dalla propria povertà.
Comunque, ora sono stanca di vivere questo dolore, voglio capirlo, capirlo bene per poi non sentirlo più. E voglio vedere i ricordi del mio tempo con te precipitare come stelle cadenti, che ti sembrano belle quando rigano il cielo di luce, ma è un istante. E poi basta. Poi quella stessa stella che abbiamo aspettato e seguito nel cielo, non ce la ricordiamo neanche più. È il volo che amiamo, non la caduta al suolo. Le cose che stanno a terra non piacciono a nessuno, è il cielo che vogliamo, è lui che guardiamo quando cerchiamo la nostra via di fuga, o la felicità.
Ti avevo scambiato per un traguardo, ma tu non puoi essere un traguardo per nessuno. Perché sei nella media. Nella mediocre media che non dà, e che non si dà. Forse ora stupidamente continuo a pensare a te, ma presto, molto presto, non ci sarò più. Tutto sparito, tutto un cumulo di macerie.
Perché l'amore è paziente, aspetta, si fa maltrattare, perdona, ti sorride sempre, chiede, accetta i rifiuti, i non lo so, i non sono convinto, accetta tutto, e non cambia, non si piega. Aspetta. E aspetta. E aspetta ancora. Ma se l'amore, un giorno qualsiasi, decide di andar via, non si torna indietro, è una strada tutta dritta che porta lontano lontano, senza possibilità di fare inversione, senza piazzole di sosta. Solo una strada lunga che porta lontano da te.
Finché non ricorderò più il tuo viso, finché non ricorderò più la tua voce, finché non ricorderò più di averti amato.

È buio ormai qui a Parigi. Le chiese bianche della città si stagliano sontuose contro il cielo nero. Tutti le fotografano, ma nessuno le guarda. I turisti sono così, hanno voglia di superficialità. Sono tutti in coppia, o in gruppo. Camminano in fila, più o meno ordinati, seguendo un tizio con un ombrello per aria che funge da punto di riferimento. Hanno tutti la stessa espressione un po' svampita. Io mi diverto a osservarli, con quei cappelli improponibili (perché in vacanza si va in giro col cappellino che mai avresti pensato di poter indossare, altrimenti che minchia di vacanza è!), e a volte mi ritrovo anche a ridere in faccia a qualcuno.
Ma tanto nessuno ci fa caso, le persone in compagnia non si accorgono mai delle persone sole…
(…)

-dal racconto ‘Ritorno a Parigi’