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Il mito della sacralità della musica con Martha Argerich nel Teatro Petruzzelli di Bari

"Una donna che incarna la leggenda" per Maria Grazia Pani

Pubblicato in Musica e Visioni il 05/02/2017 da Maria Grazia Pani
Maria Grazia Pani - Soprano, Regista, Docente presso il Conservatorio di Musica

E’ una città in fermento quella che si è ritrovata in un Teatro Petruzzelli felicemente stracolmo, per ascoltare in religioso silenzio la “sacerdotessa” del pianoforte: Martha Argerich accompagnata l’Orchestra Filarmonica di San Pietroburgo .

Il Petruzzelli come un tempio in cui  si è celebrata la “sacralità della musica”  grazie  “all’interprete che sotto un’aura apostolica ne celebra il rito misterico” (perfetta sintesi del letterato Massimo Dilevrano).

Magnetica, carismatica, unica, irripetibile, sublime, capace di comunicare emozioni profonde piegando la tecnica al servizio dell’espressione in modo totale e totalizzante.

Leggerezza di calviniana memoria, “senza macigni sul cuore”, un volo lieve e rapido sulla tastiera, quasi sospeso, planando senza peso per risalire nei cieli dell’ineffabile con maggior impeto e rituffarsi tra le nuvole di un essenziale “non detto”, linfa vitale per ogni vero artista.

E’ questo “non detto” che ancora oggi il pubblico cerca . L’inesprimibile.

In un  momento storico in cui tutto è definito con un hashtag, un nome, una classificazione, una materializzazione, la vera Arte Musicale può svelare l’indicibile, l’inclassificabile, l’ineffabile.

Il soffio del mistero, la scintilla del divino, così rarefatta e assente dal mondo tecnologico virtuale quotidiano.

Il suono magico di questa donna piena di passione, di energia e di amore ha vibrato in  tutto ciò che l’anima può percepire dagli abissi agli empirei, trascinando con sé il pubblico in un’esperienza estatica e catartica.

Una donna che incarna una leggenda.

Una donna  sincera, ricca di contrasti e di conquistata maturità.

Una donna elegante e bellissima, vestita come una gitana, con un ampio gonnone nero e fiori bianchi,  ma con la classe di una vera signora.

Una regina del pianoforte che sfoggia i suoi 75 anni con l’intelligenza e la consapevolezza di poche altre donne al mondo; ma  nei suoi occhi  brillano lampi di luce fanciulla e nel suo sorriso la simpatia di una bambina che si schermisce, perché ha appena combinato una marachella.

Fiera  e raggiante , luminosa e intensa; il  volto gentile, senza trucco, e i lunghi capelli bianchi e grigi, sparsi come onde sulle spalle forti di note e di vita intensamente vissuta.

Solleva le mani dalla tastiera, un attimo di silenzio che sembra un’eternità, poi lo scroscio di applausi è inarrestabile, e le urla come ai concerti delle rockstar, e i cuori che battono e l’eccitazione così forte per aver vissuto un’esperienza indimenticabile.

Lei torna al pianoforte e saluta il suo pubblico dipingendo  il Lied di Schumann "Wiedmung", da Myrthen.

Un canto d'amore tra i più belli mai scritti...

"Tu mia anima, tu mio cuore,

tu mio diletto, tu mio dolore,

tu mio mondo, tu mia vita,

sei tu il mio cielo ove mi libro,

o mìo sepolcro nel quale dimora

il mio affanno per l'eternità.

Tu sei la quiete, tu sei la pace,

tu dal cielo mi sei stato mandato.

Che tu mi ami mi rende prezioso,

il tuo sguardo mi ha dato la luce,

con l'amore mi elevi sopra me stesso!"

Semplice e sofisticata, dolce e disarmante, sicura e timida, che si china in proscenio per prendere un fiore dalle mani di una ragazza che glielo porge dalla platea.

Con lei, a rendere la serata memorabile, una delle orchestre migliori del mondo, la Filarmonica di San Pietroburgo, diretta da Yuri Temirkanov, classe 1938, sempre all’altezza della sua fama, che ha plasmato un suono  ora maestoso, ora  rarefatto, omogeneo, unico, senza sforzo, intimo, interiore, e poi, in Sostakovich, drammatico e struggente, ricco di fascino e  avvolgente.

Un uomo austero nato nel Caucaso, che incontra una donna pasionaria nata a Buenos Aires e insieme decidono di suonare  musica composta da musicisti russi, con musicisti russi, a Bari.

Perché la musica non ha confini. Niente barriere, niente muri. Un unico linguaggio che parla di pace, in un universo pieno di violenza e di guerre.

“Questa armonia all’interno di un gruppo di persone mi infonde un’intensa sensazione di pace”, ha dichiarato Argerich.

La stessa sensazione di pace che questi straordinari artisti hanno regalato ieri al pubblico del Petruzzelli, unita a un senso di elevazione spirituale e di grandezza.

Il Teatro Petruzzelli torna a splendere come una stella, grazie a una direzione artistica illuminata, che riesce a rendere eventi così importanti accessibili a tutti, attuando una politica di riduzione dei costi dei biglietti e degli abbonamenti.

Ieri sera, in ogni ordine, dalla platea al loggione, era pieno di giovani.

Una nuova generazione, vivace e curiosa, che sarà il pubblico di domani, testimone di bellezza e di storia, che custodirà gelosamente nello scrigno della memoria, come un gioiello prezioso, questa irripetibile, entusiasmante serata.

 

Maria Grazia Pani

 (4 febbraio 2017)

 



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