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La persona e la famiglia non sono come Juve e Roma

Quelle che il Sinodo ha chiarito

Pubblicato in Famiglia il 20/10/2014 da Antonio Pinto
Il Sinodo che si è chiuso ha chiarito che la persona e la famiglia non sono come la Juventus e la Roma, nel senso che si può e si deve tifare per entrambe.
Gesù ha rivelato che ogni persona è figlio amato di Dio, che ogni persona è chiamata ad un destino di eternità con la resurrezione dalla morte, e che il comandamento più importante è quello di amare ogni persona (il prossimo tuo) come te stesso.
In secondo luogo, Gesù ha scelto di nascere in una famiglia con un padre e una madre, e con questo sicuramente conferma che la famiglia è un luogo bellissimo, dove ogni persona sperimenta per la prima volta l'amore, l'amicizia, la cura.
È chiarissimo quindi che la persona viene prima della famiglia e che la persona è il "fine" di Dio, mentre la famiglia è uno strumento (fantastico, di certo il migliore, per dare e ricevere amore).
Alla luce di queste considerazioni, si può leggere il Sinodo della famiglia voluto da Papa Francesco. Con buona pace dei tifosi estremisti di un lato e dell'altro, Francesco vuole sottolineare che la Chiesa non è un luogo dove si giudicano e si escludono i gay, i divorziati, le unioni di fatto, ecc., perchè se Gesù sulla croce non ha condannato ("Padre perdona loro"....) chi lo stava crocifiggendo, non si capisce a quale titolo io creatura potrei mai condannare una persona ed escluderlo "a priori" dal percorso di felicità eterna che Dio vuole per ogni persona.
Altro tema parallelo è la pretesa priva di ogni senso logico, prima che "cattolico", di voler chiamare e disciplinare nell'identico modo, cose molto diverse fra loro.
Mi pare giustissimo che unioni affettive, fra persone di qualunque sesso, abbiano il diritto di avere una serie di diritti patrimoniali, successori, di assistenza, di welfare ecc.. Ma pretendere di chiamare ("famiglia e matrimonio") e disciplinare in maniera identica due cose molto diverse fra loro, è violare il principio costituzionale di uguaglianza dell'art.3, prima che l'art. 29.
La famiglia e il matrimonio sono i luoghi naturali della nostra millenaria civiltà, in cui un uomo e una donna scelgono liberamente di provare a donarsi per sempre, dicono al mondo ufficialmente: "noi ci vogliamo provare" ad alzarci ogni mattina e prenderci cura reciproca di noi, dei nostri figli e delle nostre famiglie di origine, noi siamo disponibili ad aprirci alla vita e alla possibilità di avere figli che custodiremo fino alla morte. Sappiamo che in mezzo troveremo gioie e dolori, salute e malattie, buona e cattiva sorte, ma siamo sicuri che per noi è la strada migliore e più divertente. E siccome la famiglia é il luogo dove si impara e si insegna amore, è proprio da questa fonte che io traggo ossigeno per cercare di amare tutti.
Dire che nelle famiglie etero avvengono cose brutte (violenze e maltrattamenti) è irrilevante: la perversione di uno strumento, dimostra proprio quale sia la bontà e l'utilità dello strumento stesso: se un ingegnere sbaglia e fa cadere un palazzo, nessuno si azzarderebbe a dire che gli ingegneri non servono. Perché allora non avremmo milioni di case solide e fatte bene. Sottolineare che in alcune famiglie etero succedono cose brutte, non elide certo milioni di famiglie che vivono quotidianamente milioni di gesti di affetto concreto. Non intacca minimamente l'amore incarnato dei miei nonni e dei miei genitori, che ha permesso che io oggi esistessi. Non toglie che oggi, in Italia, non siamo alla disperazione economica, soprattutto grazie al welfare automatico che si crea nella famiglia.
Le persone che vivono nel matrimonio e nella famiglia meritano molto rispetto. Moltissimo rispetto. Come ogni persona.

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