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Combattere la cultura della violenza

Pubblicato in Donne il 04/10/2017 da Evelina Giordano

Omicidi, aggressioni, stupri, sfregi e violenze d'ogni genere, l'elenco è lunghissimo. Ogni giorno assistiamo a drammi di vite scippate, una epidemia che non sembra attenuarsi e che non conosce confini culturali, economici e sociali. C’è da dire "basta" e chiedersi il perchè di come sia difficile combattere questo fenomeno così dilagante, quasi modaiolo e il come denunce, leggi e punizioni non siano ancora in grado ancora di annientarlo. Il concetto sulla donna sembra essere fermo ai tempi in cui l'uomo era pensato come il "sesso forte" e la donna ancora esclusa in ambiti ritenuti solo maschili, e sottomessa. Una concezione dalle radici culturali profonde, ancora non facile da sradicare, in particolar modo in alcune realtà dove i figli subiscono gli impeti furenti del proprio padre o assistono a quelli riservati alle proprie madri e, conseguentemente, educati alla violenza. Una aggressività che oggi però va oltre ogni misura, che fa riflettere, e che non può semplicemente albergare nella cultura dell'epoca e/o dello strato sociale. Viene spontaneo riflettere sulla crisi dei tempi odierni, non in termini economici, ma etici, che piega e disorienta la società. E' infatti la mancanza di ideali e di valori che sfociano poi in disagi e malesseri psicologici più intimi, soprattutto di uomini insicuri e insoddisfatti, spesso non affermati in società, privi di una personale identità e quindi smaniosi di affermare il proprio potere in ambiti più deboli, come quello familiare su cui far valere il proprio dominio. La soluzione deve essere trovata subito per fermare questo sterminio, cercata senza alcun dubbio attraverso i poteri della prevenzione e dell'educazione delle nuove generazioni, cominciando dai bambini, così delicati, ma contenitori ancora vuoti e fertili da riempire di nozioni. E' necessaria una rivoluzione culturale per sconfiggere la violenza. Purtroppo la famiglia, che ha sempre rappresentato la più semplice ma fondamentale istituzione sociale, oggi non sempre è in grado di assolvere alle primarie responsabilità educative. In questo momento storico è necessario pensare, più di ieri, ad un modello di scuola educativa delegata ad occuparsi di quelli che un tempo erano compiti genitoriali, quindi non solo formazione culturale ma anche educativa in senso più ampio della parola, dalle relazioni agli orientamenti valoriali. Una educazione/istruzione meno stereotipata, più accogliente, attenta alla cura psichica degli individui e delle loro menti, che aiuti nella ricerca di nuovi nuovi ideali ed orizzonti da perseguire, aperta al dialogo e al confronto per sconfiggere gli individualismi, le rivalità e le sopraffazioni. La scuola, in sinergia con la famiglia, deve diventare un "osservatorio" importante per cogliere delle nuove generazioni i bisogni e le difficoltà, al pari delle risorse, con l'obiettivo di sanare questa società ammalata e tanto violenta. Accompagnare il ragazzi nel recupero dei valori come l'amore, il rispetto delle regole e delle differenze in assoluto, e insegnare loro l'importanza dei sacrifici per il raggiungimento degli obiettivi.



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