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Sorpasso

I racconti dell'estate di Francesca Palumbo

Pubblicato in De-liberatamente il 28/07/2014 da Francesca Palumbo
Sono partito da un punto A per arrivare ad un punto B, dove c’è la spiaggia che vorrei raggiungere, un po’ troppo distante da dove abito, ma sono in ferie finalmente e ho tutto il tempo davanti a me. Plenty of time, plenty of time. Ci metto cinque ore per arrivare dove devo arrivare, ma c’è traffico e forse diventeranno sette ore, e sette ore è un sacco di tempo per pensare quando sei solo in macchina. Un sacco di tempo per soppesare, prendere decisioni, decidere se mandare a puttane una relazione, se annullare la visita dal dentista, se cambiare lavoro, cambiare stazione radio. Stare al volante non è solo una questione di velocità, è anche una questione di trance e di osservazione. Puoi guardare il profilo di quelli che ti superano, o lo sguardo alieno, dal retrovisore, di quelli che ti arrivano fin sotto sotto al parafango posteriore (sono i peggiori quelli), vogliono inchiappettarti a tutti i costi. Freno sempre io, di botto, quando ce li ho dietro, così capiscono quanto fastidio mi danno e se mi vengono addosso poi sono loro che pagano, i fessi; non mi ritiro subito sulla corsia destra come fanno certi, no, li faccio aspettare, perché se io vado ad una giusta velocità, non hanno alcun bisogno di tampinarmi, e devono imparare a saper aspettare. Saper aspettare, come ho fatto io con te quella volta che mi hai detto che dovevamo prenderci una pausa, che era un momento delicato e che stare un po’ lontani ci avrebbe fatto bene, saper aspettare come quando ho perso il lavoro e ho risposto a tutte le inserzioni del mondo inviando CV a gogò. Aprivo la mail ogni giorno per controllare che almeno un’azienda mi avesse risposto, poi ho aspettato il prestito dalla banca, ho aspettato che tu ci ripensassi, ho aspettato che la ruota ricominciasse a girare; Mi hai detto, sai l’amore è come una bilancia che può squilibrarsi da un attimo all’altro se non la si riassetta con cura, e bisogna costantemente giocare di contrappesi e riavvicinamenti, frenate e accelerate. Ci ho pensato mille volte alle tue parole, le ho masticate, ruminate e vomitate senza colpo ferire, ho atteso: che passassero le sbronze di mesi trascorsi a fissare il soffitto sul divano, che qualcosa ricominciasse a muoversi, a respirare. Poi, una sera, ho incontrato Rosanna per caso in un pub, e mi sono innamorato di lei senza dover più aspettare di dimenticarti. Sai una cosa? Io non so dove andrà a finire questa storia, così come non so se riuscirò a fare un emerito bagno oggi! So solo che c’è uno che mi sorpassa e mi sporge un dito medio dal finestrino proprio in questo momento, so che mi fa un po’ pena e un po’ compassione e adesso che si è fermato in coda pure lui, perché tanto siamo tutti fermi in un ingorgo su questa tangenziale, vorrei scendere e dirgli ecco lo vedi che gran pezzo di cretino che sei, corri e corri, mi stai addosso, eppure siamo sempre allo stesso punto io e te e il tuo dito medio sai dove infilartelo in questo preciso istante, vero? Sì che lo sai! Ma scelgo di non scendere dalla macchina e scelgo di spararmi un cd dei Queen a tutto volume, e metto we are the champions.