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Vaccini si, vaccini no

L'opinione di Evelina Giordano

Pubblicato in Benessere il 03/07/2017 da Evelina Giordano
Evelina Giordano

Sono 12 le vaccinazioni obbligatorie da fare, requisito indispensabile per l'iscrizione dei bambini nelle scuole, previste nel piano nazionale di prevenzione finalizzato al contenimento e alla riduzione dei rischi per la salute pubblica. La proposta lanciata qualche giorno fa dalla ministra della salute, Beatrice Lorenzin,  fa discutere non poco, necessitando chiarezza su questo tema tanto delicato che mette in forte disagio i genitori. Le opinioni sono alquanto diverse e contrastanti.

Esperti sostengono che le vaccinazioni, già da tempo, sono in forte calo e quando la percentuale dei non vaccinati supera quella dei vaccinati mette la popolazione a rischio di epidemie, di questa o di quella malattia, e in alcuni casi anche molto gravi e mortali.

Da parte opposta si sostiene che l'uso di molti farmaci, tra cui i vaccini, sono  responsabili di effetti collaterali ben più gravi delle malattie che andrebbero a contrastare, diffondendo peraltro la teoria sulla capacità  di sviluppare una protezione individuale e della possibilità di far crescere i figli in salute, semplicemente conducendo una vita “naturale".

Tra questi due fuochi sempre più numerosi sono i genitori smarriti, terrorizzati da qualunque parte dirigano la loro attenzione. Al terzo mese di vita del bambino arriva il momento della prima vaccinazione, che fare? Vaccinare sì o vaccinare  no? Se non lo vaccino, mio figlio rischia addirittura la morte, se lo vaccino, mio figlio rischia l’autismo. 

Non si può negare o mettere in discussione che, nel secolo scorso, l’uso degli antibiotici hanno drasticamente debellato infezioni gravi e che la somministrazione a tappeto del vaccino antipolio ha totalmente bloccato una epidemia emersa con  grande violenza  negli anni’50 , recessa all'inizio degli anni ’60 e debellata definitivamente negli anni '80.  Sono  innegabilmente conquiste di una società civile che richiede comunque un legittimo  approfondimento d'informazione e distinzione dei rischi derivanti dal vaccino e quelli derivanti dalla malattia infettiva.

E’ da dire che, essendo migliorate le condizioni igieniche e sanitarie per via dei monitoraggi e controlli sulle infezioni, risulterebbe eccessiva una legge così stringente, ma è pur vero  che l'incidenza delle stesse è drasticamente calata grazie alla somministrazione dei vaccini.

D'altronde i casi di presunte conseguenze da vaccino di cui si parla sono alquanto isolati, non sempre provati e, fino ad oggi non vi è nessun dato scientifico-statistico dimostrativo di come, per esempio, l'autismo possa essere generato dai vaccini, e che non risieda invece in alterazioni genetiche congenite. Una cosa è certa, il vaccino è prima di tutto un farmaco e, come tale, può avere delle controindicazioni e la scelta non può essere di certo fatta con una monetina. Fino agli anni ottanta non ci si è vaccinati per infezioni come il morbillo, piuttosto che la varicella o la pertosse, e non risultano casi di morte se non, probabilmente, a causa di altre complicanze non necessariamente dipendenti dalla malattia stessa. Tra i numerosissimi e legittimi dubbi e il tanto parlare, è necessario recuperare un po’ di fiducia, anche se fa pensare come il mondo d'oggi si poggi molto sul valore economico e sul business. Sicuramente, prima di giungere frettolosamente ad una conclusione bisogna ascoltare il consiglio del medico alle cui cure si è deciso di affidare la salute del proprio figlio e di se stessi,  perchè possa metterci in condizione di fare la scelta giusta.



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